martedì 12 ottobre 2010

ESASPERATA DAGLI OPPORTUNISTI

Mi sono davvero stancata.
Delle persone che mi cercano solo se sono in difficoltà e poi spariscono quando ho soddisfatto le loro necessità.
C'è chi si fa sentire solo in prossimità di un esame per avere un aiuto da me che sono sempre disponibile a prestare appunti e a spiegare regole. Ed io ci ricado ogni volta; perché se posso fare del bene con quello che ho imparato non mi tiro indietro, non mi risparmio e lascio che gli altri possano apprendere da me e dal lavoro che con fatica e continuità ho svolto nel corso degli anni.
C'è chi invece apprezza di me la versione da "psicologa", quella che analizza problemi e comportamenti, quella che ha una parola giusta per i momenti di sconforto e tristezza. Quando con la mia pazienza, il mio tempo e i miei consigli la malinconia svanisce e cede il posto all'euforia, allora queste persone ritornano sulla strada del divertimento e della spensieratezza e si dimenticano il percorso che hanno intrapreso per essere così allegri.
Ogni volta che rimango "sola", quando queste persone spariscono, prometto a me stessa di sparire anche io quando si rifaranno di nuovo vive alla ricerca di soluzioni ai loro problemi, eppure ogni volta puntualmente non mi attengo al giuramento, me ne dimentico, o forse il mio istinto di "salvare il mondo" prevale sul rancore e sull'egoismo.
"Come farei senza di te", quante volte me lo hanno detto... E quante volte mi hanno dimostrato che invece senza di me stanno benissimo.

domenica 3 ottobre 2010

I MIEI OCCHI, NON LI FACCIO LEGGERE

Nel corso degli anni mi sono più e più volte analizzata e sono giunta alla conclusione di essere una creatura al cui interno si combattono lotte all'ultimo sangue tra opposte sensazioni, istinti e idee. Spesso manco di sfumature, non riesco a vedere l'infinita varietà di alternative che si interpongono tra il bianco e il nero, tra il giusto e l'errato, tra il bene ed il male.
Così ho iniziato a riflettere sul mio rapporto con l'altro sesso. Sono prevenuta nei confronti del genere maschile, mi infastidisce anche il minimo tentativo di approccio, mi chiudo come un riccio e decapito qualsiasi comunicazione con la fermezza e la crudeltà di un boia sul patibolo. Ho come l'impressione che anche un semplice dialogo possa violare la mia persona, leggo la malizia negli occhi degli interlocutori, penso che vogliano scassinare il mio equilibrio e derubarmi della mia serenità solo per un loro tornaconto. Per questo non lascio speranze e possibilità a nessuno, allontano qualunque persona abbia la "presunzione" di potersi avvicinare a me per obiettivi che esulino dall'amicizia. Provo fastidio, vedo gli uomini come esseri viscidi e mi sembra quasi di avvertire questa viscidità sulla mia pelle già nel momento in cui mi chiedono di prendere un caffè o di scambiarci il numero di telefono. E' più forte di me, non riesco a far finta di niente, ad eliminare questa sensazione nauseante che mi pervade quando avverto il pericolo di invasione dei miei spazi, e allora abbasso lo sguardo per non farmi fissare negli occhi, perché poi è come se già sentissi quel banale complimento che ne consegue sul verde limpido del loro colore, cosa che mi imbarazza e che voglio evitare. Rifiuto inviti, dico che sono impegnata, che non ho tempo, che presto me ne andrò, che non è il momento, che...che...che...
Mi sento a disagio, vorrei lasciarmi andare, ma allo stesso tempo sono incatenata nel mio fastidio, nel mio disagio, nel mio essere estremista, anche nei sentimenti.
Mi ricordo quand'ero innamorata, quando tutte queste barriere erano capitolate nella frazione di uno sguardo, quando il fastidio si era tramutato in piacere, in lusinga, in amore. 
Mi dispiace non sentirmi più così, mi dispiace che fin dall'istante in cui conosco una persona e le stringo la mano per presentarmi sento quel brivido di ribrezzo, come se l'uomo che ho davanti, chiunque esso sia, porti con sé la sporcizia e il marciume di un mondo corrotto.
Può darsi che non sia il momento giusto per avere intorno a me qualcuno, nemmeno per la durata di una notte. Può darsi che come un eremita abbia bisogno di starmene in disparte, che sia un lupo solitario, un personaggio burbero che fa terra bruciata intorno a sé rendendosi inaccessibile agli altri.
Sono consapevole che c'è un momento giusto per tutto nella vita, che, per citare il grande Battiato, "la stagione dell'amore tornerà". 
Dovrei essere contenta, perché in questo periodo ho imparato ad amare me stessa, ma forse proprio per questo, vedo il resto del mondo come stupido, omologato, banale ed insulso, e non riesco più ad amarlo.
Forse devo solo avere pazienza, il prossimo step della mia crescita consiste proprio in questo, tornare ad avere fiducia negli altri e rendermi accessibile. Ora non è il momento.
L'unica cosa che non riesco a capire è perché, nonostante tutto, sono proprio i momenti che trascorro con la persona che più di tutte mi ha presa in giro quelli in cui non mi sento violata e aggredita, in cui depongo le armi e smetto di vivere sulla difensiva, in cui non abbasso gli occhi per non farmi dire che sono belli.
Chissà, col tempo magari capirò anche questo.

venerdì 24 settembre 2010

PERSONAGGIO E PERSONA... RIFLESSIONE FULMINEA IN UN BANALE DOPOCENA

Quando il personaggio eclissa la persona
Ecco che l'individuo perde identità e valore
Tramutandosi in bidone di latta dove echeggia un rimbombante silenzio.
Anche il personaggio migliore
Sentirà l'urlo stridente del vuoto
Se ha la presunzione di annullare la persona.

venerdì 17 settembre 2010

SHREK, NON SOLO UN "CARTONE"

Ieri sera dopo la pausa estiva torno a sedermi su una poltroncina del cinema, anzi del multisala (perché ahimè, ormai è esigenza diffusa vivere in un mondo dove tutto è spropositatamente gigante, e il piacere di essere immersi in tante piccole cose è ormai annegato nel mare del "macromondo").
Davanti a me l'ultimo capitolo di Shrek, film d'animazione che ho seguito fin dal primo episodio e che mi ha da sempre affascinata per il rovesciamento degli stereotipi della favola e per il sottotesto che incoraggiava ai valori sani, veri, insomma quelli che oggi sono stati spodestati dal trionfo dell'esteriorità, del narcisismo e dell'artificio.
Ora, penso che nell'ultimo "atto" si sia raggiunto da questo punto di vista il livello più alto che fosse possibile raggiungere, superando di gran lunga gli episodi passati. Forse meno comico rispetto ai precedenti (anche se non sono mancate le risate), la nuova storia degli orchi verdi ha saputo far leva su aspetti della vita di oggi che tutti noi viviamo e subiamo ogni giorno. 
Sotto le sembianze di Shrek si possono rintracciare le debolezze e gli errori di ogni uomo, la "miopia" nel non saper vedere e dare il giusto valore agli affetti e alle cose importanti della vita; nascosta tra le espressioni dolci e decise di Fiona si può ritrovare invece la sensibilità e la forza di ogni donna che soffre, rimane delusa, si sente sconfitta, ma poi riesce a prendere in mano il comando della situazione e a brandire una pesante ascia contro le difficoltà della vita. 
Sono uscita dalla "sala del multisala" con l'impressione che ancora una volta Shrek e Fiona ci abbiano dato una lezione; dopo averci insegnato che la bellezza esteriore è insignificante e stupida rispetto all'autenticità dei sentimenti, questa volta ci hanno fatto capire che incenerire una vita felice per rincorrere una felicità volubile e illusoria è facile, veloce e difficile da rimediare.

martedì 7 settembre 2010

MI MANCA

E ad un certo punto comprendi
Che il malessere che senti
Nasce dal bisogno
Di sentirsi importanti per qualcuno
In modo unico ed esclusivo,
Di ricevere quelle attenzioni
Da chi ti ama e venera
Come fossi il motore del suo mondo.
Ecco, questo mi manca.

domenica 5 settembre 2010

L'ABBRACCIO DELLE STAGIONI

5 settembre 2010 - Sole e Temporale dalla finestra della mia camera
Cadono lacrime pesanti sulla terra arida e assetata.
Goccia dopo goccia il suolo ritrova la vita, si inumidisce, si inzuppa, sparisce.
Sparisce sotto l'acqua.
E' saturo, non è più in grado di assorbire il pianto di un cielo assolato solo per metà.
I raggi aranciati e soffusi di un tramonto di fine estate squarciano le minacciose nubi nere,
Per confondersi con i fulmini maestosi ed imperiosi di un temporale d'inizio autunno.
Le stagioni si passano il testimone nella staffetta del tempo che scorre.
Cola copioso e ininterrotto sulle nostre esistenze, il tempo.
Ci colora di toni vivaci e spenti che accogliamo inermi
Come una tela abbandonata sul cavalletto.
Le stagioni si abbracciano appassionatamente
E nell'abbraccio si sfocano perdendo i loro contorni.
Spettatori della natura.
Spettatori impotenti e minuscoli,
Non possiamo che provare stupore
Di fronte ad un cielo nerarancio rigato di elettricità.
Non possiamo che sentire
Il primo brivido d'autunno
Sulla pelle ancora nuda e dorata.
E un desiderio si insinua fra le pieghe del nostro cuore
Assistendo alla danza del tempo:
Sfocarci anche noi in un abbraccio appassionato
Per attenuare quel primo sentore di gelo
Che percorre una schiena ancora accaldata.

giovedì 2 settembre 2010

PENSIERO DI COMPLEANNO

Due occhi teneri compongono uno sguardo da bambino.
Come un bambino, del resto, tu mi guardavi; 
Con meraviglia, come se in me leggessi tutti i segreti del mondo.
Pienezza in noi.
In questo giorno rivedo quello sguardo,
Sbiadito nella memoria,
Come un corpo che affonda nel mare,
Sempre meno nitido,
Sempre più lontano,
Sempre più sommerso.
Quell'innocenza è ormai infranta.
Un paio d'occhiali spessi nascondono quello sguardo.
Eppure c'avrei giurato, d'averlo visto ancora.
E oggi è riaffiorato un poco di più in superficie.
Sarà perché, come un lampo, 
Ho rivisto la dedizione per la ricerca di un regalo originale
Ho rivisto un giorno da trascorrere con i pochi affetti veri
E provo un grande rammarico
Per non aver dovuto frugare nel cassetto delle idee 
Alla conquista del Tuo regalo
E nel pensare che festeggerai con tanti conoscenti 
Che forse poco ti conoscono.
Anche se oramai
Quella che non ti conosce più
Potrei essere proprio io,
Quel messaggio d'auguri
Che nonostante tutto era per te
Il più sperato ed il più gradito.