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lunedì 14 febbraio 2011

UN ANNO PER RITROVARSI. UNA VITA PER VIVERE.

http://melissafilippucci.blogspot.com/2010/02/preghiera-al-protettore-degli.html

Mi sembra sia qualcosa di così lontano.
Qualcosa che si perde nei giorni, nei mesi, negli anni.
Qualcosa che non sono più in grado di collocare nel tempo.
Qualcosa di sbiadito. Indecifrabile.
Irraggiungibile col pensiero.
Come quei ricordi d'infanzia che si mescolano tra memoria propria e racconti altrui.
Eppure, scorrendo le pagine di questo mio spazio, ho ritrovato le parole che scrissi.
Ed era solo un anno fa.
E rileggendole mi ricordo quanto quel dolore sia stato vero ed autentico.
Anche se ora le rileggo con una distanza di sicurezza.
Frappongo fra me e lo stato d'animo di quei momenti una barriera che mi rende mera osservatrice.
Un vetro antiproiettile attraverso cui scruto la tempesta che fu.
Attraverso cui mi rivedo sconvolta, lacerata, distrutta, disintegrata, dannata.
Oggi so di essere sopravvissuta.
Oggi so di essere incredibilmente forte e rinvigorita.
Oggi so di essere nuova.
E tutto questo non è perché ho accanto un'altra persona.
Ma perché ho me stessa.
E mi tengo in pugno.
E mai più mi perderò dentro gli altri.
Pur essendo innamorata.

Sembra quasi che la mia preghiera abbia trovato ascolto.

martedì 30 marzo 2010

IL VUOTO E IL PIENO: L'OSMOSI DELL'ANIMA

E d'improvviso il vuoto.
Non un processo d'oblio. Non un lento scemare della tristezza.
Per l'enormità e l'insostenibilità del dolore pensavo fosse necessario che tutti quei sentimenti negativi andassero scemando gradualmente, perdendosi nei giorni, poco alla volta.
E invece scopro un nuovo lato di me. Io non seguo fasi, processi interdipendenti e consecutivi. Io resetto.
M'è bastato l'ennesimo affronto per prendere un enorme scatolone, infilarci dentro i ricordi fino toglier loro anche lo spazio per respirare, e sigillare con abbondante nastro da pacchi.
Da quel giorno ho visto un estraneo. 
Non più l'uomo che avevo accanto. 
Uno sconosciuto. 
Diverso da come lo vedevo. 
Che non mi piace nemmeno troppo.

Non provo più niente. Né sentimenti positivi, né negativi. Il vuoto.

E così mi ritrovo a sfogliare vecchie fotografie e a sentirle come fossero di altri, come fossero stralci di vite vissute da qualcun altro. Vedo figuranti, non più persone care. E sto bene.

Sto bene davvero.
Perché svuotandosi d'importanza quella persona, si sta riempendo la mia vita. Di cose belle. Di interessi, di nuovi volti, di serenità.
E finalmente respiro.
E finalmente non sono più oppressa.
E finalmente vivo.