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giovedì 30 maggio 2013

Cambiamenti.

Giorno dopo giorno, passo dopo passo.
A forgiare un'identità guerriera e inattaccabile.
Puntare alla forza estrema e all'estrema indipendenza.
Allenamenti impietosi per l'anima.
Violenze spietate al cuore.

D'improvviso, constatare il successo dell'operazione.
E rammaricarsene profondamente.

Sbriciolarsi nella propria fragilità.
Vedersi in controluce. 
Trasparenze. 
Filigrane di paure e delicatezza.
Lanciare un grido soffocato.
Debolezza.
Immensa. 
Infinita Debolezza.
Ma nessuno ascolta, ormai.
Nessuno crede alla debolezza di un guerriero.

E così, ritirata nel nido con l'ala rotta,
Aspetto qualcuno che creda.
Che creda nelle armi deposte.
Nel bisogno di un'ala più grande che mi protegga dal temporale infinito dei miei inverni.
Nel bisogno di un'ala più grande che mi sollevi più in alto dei caldi tramonti delle mie estati.

venerdì 12 febbraio 2010

MAI PIU'

Mai più.
Mai più nessun uomo mi ridurrà così.
Mai più.

Cinica e spietata.
Sarò così.
Cinica e spietata.

Ferirò prima che mi si possa ferire.
Sospetterò prima che mi si possa ingannare.
Mi vendicherò prima ancora di ricevere un torto.
Illuderò prima di essere illusa.


Me stessa prima di tutto.
Nessun altro oltre a me.
Il resto è tutto superfluo.

Fino ad ora le mie parole d'ordine erano Fedeltà, Sincerità e Fiducia.
Adesso vivrò per Tradire, Ingannare e Sospettare.


Ho avuto la dimostrazione che forse tutti possono peggiorarsi.
Voglio farlo anche io. 


Grazie per avermi reso una persona peggiore.

FINALMENTE HO CAPITO


La mia sofferenza trova le sue radici
Nel non sapere
Se chi mi era accanto è diventato qualcun altro col tempo
O se ha sempre finto
E in origine fu solo un abbaglio quello che presi



Nel primo caso non mi capacito di come si possa cambiare in questo modo.
Nel secondo caso tutto sarebbe chiaro: io grande stupida, lui grande attore.

sabato 30 gennaio 2010

IL PRINCIPIO DELLA PIGRIZIA


Può l'amore trasformarsi in odio?
Questa domanda spaventa un po', ma non è per niente banale. Sono sentimenti estremi, sono sentimenti opposti, ma può succedere. Il tempo scorre, si entra in circoli viziosi, spirali che ci aggrovigliano e che non hanno fine, evoluzioni che non si vedono e non si vedranno.

E qui tornano alla mente reminiscenze di fisica; il primo principio della dinamica è spuntato fuori dall'area-ricordo della scuola:

"un corpo permane nel suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme a meno che non intervenga una forza esterna a modificare tale stato"

E' una legge che non vale solo per i corpi, ma anche per i sentimenti.

Io più che "principio della dinamica" l'avrei chiamato "principio della pigrizia".
E' un sistema di pigri il mondo. 
Ecco come i circoli viziosi diventano interminabili, o almeno continuano il loro moto fino a che non interviene qualcuno a sbarrarli con la creazione di un nuovo cambio di stato.
E' nel momento in cui non si argina l'interminabile circolo vizioso dell'indecisione su un sentimento, che l'amore inizia il suo percorso verso l'odio. Perché un amore che non trova risposta, per inerzia tende a sfibrarsi, tende a marcire, fino a che non si decompone e confluisce nel suo opposto.


Finire una storia vuol dire andare contro l'inerzia e applicare il primo principio della dinamica. Per questo ci vuole una grande forza, la forza di modificare lo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme.
Decidere di ricominciare richiede una forza ancora maggiore, perché vuol dire andare incontro a un nuovo cambiamento di stato.

Quindi chi non ha avuto la forza di lasciare, come potrà mai trovare la forza di ricominciare?

"In assenza di forze, il moto rettilineo uniforme dall'amore all'odio prosegue il suo percorso inarrestabile."


Purtroppo questo dimostra che il quesito iniziale ha risposta affermativa.

domenica 24 gennaio 2010

I PIANETI NEL MONDO

Ci sono tanti piccoli pianeti nel mondo. Ognuno diverso dall'altro.


Vicini.
Lontani.
Apparentemente vicini e incredibilmente lontani.
Apparentemente lontani e incredibilmente vicini.


Ogni pianeta si adatta meglio a noi e diventa la nostra casa. In ogni pianeta le persone si incontrano. Si conoscono. Si amano.
Poi qualcuno resta, qualcuno se ne va altrove perché mutano dentro di lui i valori,gli interessi,i progetti. Ci sono cambiamenti nel modo di vedere il mondo, nel modo di percepire le cose. E allora si cercano altri pianeti che si adattano meglio al cambiamento. Perché quello che prima era tutto, ad un certo punto non è più abbastanza. O forse è troppo.
Chi resta sul suo pianeta e vede gli altri andarsene, non riesce a capire. Non riesce a capire che cosa si vada a cercare altrove. Non riesce a capire perché il tutto non basta più. O perché il tutto diventa troppo. Non riesce a capire perché l'aspetto estetico diventa più importante di quello interiore. Non riesce a capire perché si lascia il pianeta dei contenuti per saltare su quello degli involucri. Non riesce a capire come mai chi ha scelto da sempre la profondità non si senta inadatto nella superficialità.
Quando una persona importante decide di lasciare il nostro pianeta per rincorrere qualcos'altro, si soffre. Ci si maledice per non essere di quell'altro pianeta che ha scelto come nuova dimora. Ci si maledice per non essere un bell'involucro vuoto. Poi si ragiona. Al mondo c'è bisogno di tutti quei piccoli pianeti e dei loro abitanti. Quindi c'è bisogno anche del pianeta dei profondi. Anche perché è un pianeta poco abitato, da cui molti emigrano perché richiede impegno. Ed è più facile svolazzare in una vuota spensieratezza a rincorrere silhouette perfette e sorrisi da star. E' più facile saltare da un bel corpo a un'altro a ruota libera senza punti fermi, alla continua ricerca del nulla, della soddisfazione momentanea, del senso di fierezza che può dare la conquista di una preda, di cento, di mille. Mai la stessa. Niente legami. Chissà dove porterà questo svolazzare. Non è comprensibile per chi ama la serietà, la responsabilità e i rapporti veri. Anche i profondi si divertono. Anche i profondi vivono la spensieratezza. Ma una spensieratezza sana, cosciente, sempre nel rispetto delle persone che hanno intorno, una spensieratezza che non cede mai il passo alla banalità.

E' un pianeta sovraffollato e senza fondamenta solide quello della superficialità. 
Sovraffollamento e fragilità del suolo sono incompatibili. E' destinato a crollare e lasciare i suoi abitanti senza dimora. Qualcuno se ne accorgerà in tempo e si trasferirà altrove, qualcun'altro sarà troppo preso dallo sbrilluccichio di paillettes e di occhi da cerbiatto per rendersi conto di non avere più suolo sotto ai piedi e di precipitare in caduta libera.

E' un pianeta proporzionato e costruito con tutti i criteri necessari quello della profondità.
E' un punto fermo, verso cui tutti prima o poi dovranno convergere. O almeno tutti quelli che crescono, che maturano e capiscono l'importanza delle cose importanti.
Certo, chi ha deciso di vivere determinate esperienze tornerà cambiato. Probabilmente incompatibile con quello che aveva prima.
Probabilmente compatibile con qualche altro sfollato del pianeta che è crollato.

Ma sono convinta che nella vita la scelta del pianeta in cui vivere è forse l'unica che non è assegnata dal caso, ma risultato di una scelta consapevole.
Può far soffrire vedere abitanti importanti andarsene. Può far soffrire il non capire perché se ne vanno. Ma chi se ne va, dentro di sé sa i motivi che l'hanno condotto a quella scelta. Ha valutato ciò che prende e ciò che perde. E' inutile tentare di trattenerli perché non resterebbero volentieri, sarebbe solo una forzatura. Avremmo accanto degli estranei, che rimangono nel posto sbagliato con la persona sbagliata. Avremmo accanto dei clandestini in una terra che non gli appartiene più.





Continuo a curare il mio giardino di riflessioni, pensieri e sentimenti autentici.
I miei fiori fanno invidia a chi li sa apprezzare. Sono erbaccia per chi non riesce a vedere oltre l'esteriorità. I miei fiori sono nutrimento per il pianeta dei profondi. In quanto abitante di tale pianeta sono responsabile della mia parte di terra e continuo a dedicarmici con amore. Perché il mio futuro sarà qui, non altrove. Anche se non ci sarà nessuno a farmi compagnia.