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lunedì 30 giugno 2014

INTERFERENZE

Frequenze disturbate.
Canto più forte.
Frequenze disturbate.
Ci suono sopra.
Frequenze disturbate.
Cambio stazione.
Cambio binario.
Ma sbaglio coincidenza.
E continui a fare interferenza.

venerdì 29 novembre 2013

IMBR (O/I) GLIARE

Imbrigliare senza imbrogli.
Imbrogliare senza briglie.

Non riesco più a sbrogliarmi.

Non mi faccio più imbrigliare.
Non mi faccio più imbrogliare.

Corro a briglia sciolta
Per colpa di un imbroglio

Se m'imbrigli non ti imbroglio.
Se m'imbrogli non m'imbrigli.
Ma mi sbaglio.

mercoledì 20 giugno 2012

Notte

Respiro la notte pacata d'oscurità avvolgente e di luci lontane.
Onde di automobili distanti si infrangono sulle rive asfaltate della città.
Ho appreso il silenzio della solitudine. 
Mi sussurra conforto e vigore.
Soliloqui altisonanti vibrano nei pensieri affaticati.
Estemporanee riflessioni affollate da riflessi di volti e parole.
Attese eterne di un nulla dorato accompagnano i vicini rintocchi delle campane.

venerdì 9 dicembre 2011

Paura di Me

Ho sempre amato la solitudine per la squisita introspezione alla quale mi sottoponeva.
Il vagabondaggio dei pensieri anestetizzati ed energici.
La riflessione pura nell'atemporalità.
Il flusso inesauribile dei concetti che si alimentano l'uno con l'altro.
Il dialogo della razionalità e dell'emotività. La lotta e la tregua. Lo scambio. L'influenza.

Ora mi temo.
Ho paura di pensare.
Razionalità ed emotività si sono fatte enormemente potenti. Ed io sono un arbitro debole.
I pensieri mi erodono e mi sfiniscono senza tregua.
Non mi arricchiscono; mi consumano.
Non si alimentano, non dialogano; si sovrappongono.
Voci dissonanti che urlano parole sconnesse nello stesso istante. Un'atemporalità divenuta puntuale.
Sincrono stridente.
Non mi rassicurano più, i miei pensieri.
Non mi rassicura più, la solitudine.
Mi fa paura. Mi fa paura pensare.

Sto scrivendo per non pensare.
E ad ogni punto, ad ogni pausa, ad ogni esitazione nella scrittura, sento un pensiero maledetto che si affaccia prepotente e viene ad insinuarsi nelle pieghe di queste righe.
Esorcizzo scrivendo.
Non posso smettere, devo continuare, per non restare sola.
Devo farmi coraggio e non pensare.
A quello che sto facendo, a quello che farò, a chi sarò, con chi.
Non devo cedere a questo inferno.

Sono esausta.
Sono tremendamente esausta.

C'è un punto in cui le aspirazioni da perseguire si fanno troppo alte e comportano rinunce troppo grandi.
C'è un punto in cui la differenza tra chi va avanti e chi si ferma è quello che si è disposti a perdere.
Ridimensionare gli obiettivi, non è fallimento. Ridimensionare gli obiettivi, non è incapacità di raggiungerli.
Ma forse solo sapersi fermare anche quando ci si potrebbe spingere oltre.
Perché la vita segue le leggi del contrappasso. Se da un lato dà tanto, dall'altro toglie altrettanto.
Sono alla ricerca dell'equilibrio.

Non voglio abbassarmi troppo, ma nemmeno bruciarmi le ali.

Eppure mi sento inetta. E la stima che gli altri hanno nei miei confronti mi spaventa.

Perché non capisco da dove venga, se la merito veramente.
O se fino ad ora mi sono solo mostrata degna di averla, ma in realtà c'è il vuoto.
E prima o poi questo vuoto si riempirà delle parole deluse e amare di chi mi volterà le spalle sdegnato.

domenica 27 novembre 2011

Pensieri in Ritardo

Scrittura contratta.
Me ne sto rendendo conto.
I miei periodi lunghi si sono infeltriti.
Sarà che mi sta entrando nelle vene il ritmo metropolitano.
I cambi di linea sotterranei ritmati dal tacchettio svelto di chi vive in ritardo non appena apre gli occhi.
Di chi vive il ritardo anche quando è in anticipo.
E allora anche i miei pensieri calpestano veloci le scale ed i lunghi corridoi del pensiero. 
Corrono su nastri trasportatori chilometrici, che terminano bruschi lasciando d'un colpo i trasportati con l'onere di dover camminare che con le proprie gambe. 
Dimezzando la velocità. 
Creando ulteriore ritardo.
Inciampano e cadono rovinosamente quando sono privati inaspettatamente dei loro tapis roulant.
Ed io sono lì a raccoglierli.
O meglio, a raccoglierne i brandelli sconnessi.
Non c'è più tempo per articolare il pensiero. 
Lampi improvvisi e fugaci. Ma densi. Intensi.
Li colgo. Li raccolgo, prima che sfuggano.
Li annoto.
Ma non riesco a distenderli sulla superficie della parola.
Li lancio. Schizzi di vernice fresca e già secca.
Li lancio. Dopo averli raccolti, li lancio. Qui.

domenica 17 ottobre 2010

WAITING FOR GODOT. (O VIVERE CON LA SPIA GIALLA)

Ci sono momenti nelle giornate in cui ti ritrovi in attesa. Non sai bene di cosa, ti senti come fossi in standby con l'impressione che da un momento all'altro arrivi qualcuno a premere il pulsante d'accensione. Il più delle volte questo non accade e così trascorri settimane a "spia gialla" senza che diventi mai verde. O rossa.
Succede quando sei una persona libera e prigioniera allo stesso tempo. Succede quando metabolizzi l'esperienza e per questo ti senti più pesante, più imponente. Succede quando hai ali troppo grandi per camminare e troppo piccole per volare. Quando cammini lungo una strada cercando di affrettare il passo, ma le suole sono cosparse di sostanze collose che ci si sono attaccate qualche incrocio prima. Succede quando sei libera nella pratica, ma imprigionata nei pensieri.

domenica 10 gennaio 2010

L'ABISSO E IL VENTO


Spaventoso l'abisso.

Spaventoso e profondo.
Profondo e enigmatico.
Enigmatico e complicato.
Complicato e labirintico.




Leggero il vento.
Leggero e banale.
Banale e immediato.
Immediato e semplice.
Semplice e lineare.




Facile vivere al vento. Difficile vivere nell'abisso.
Io sono una creatura che abita gli angoli più reconditi del pensiero. Non si spaventa nel buio e nella profondità. Si orienta con agilità e diffida sempre delle brezze leggere, delle folate violente, degli uragani devastanti.
Il vento demolisce. Distrugge e sparge per il mondo le nostre costruzioni. Impegno e dedizione. Sentimenti e progetti.
La prima divinità che sbuffa annoiata sopra di te ti lascia nudo ad arraffare in giro brandelli luridi per coprire la pelle congelata dal dolore.
Com'è caldo nell'abisso. Com'è rassicurante saper guardare dentro. Dentro le persone, gli occhi, il mondo. Com'è bello sentirsi colmi e massicci. Com'è bello sapere di avere un peso che non ci fa svolazzare nei cieli della banalità. Non vuoti e leggeri, disposti a farci trasportare dal primo maestrale contro la nostra volontà. Non impotenti e inermi lasciando il vento scegliere per noi, perdendo occasioni e colmandoci di quello che il caso sceglie al posto nostro.
Piuttosto consapevoli.
Consapevoli nel saper riconoscere chi vive nella profondità quanto noi e chi è un contenitore di elio che svolazza portato dalle correnti della superficialità.
Consapevoli anche di soffrire e svenire dal dolore.
Ma consapevoli di essere vivi.