Gli scrittori, li riconosci dall'onestà degli occhi.
Il loro sguardo, profondo e attento, non è mai un ladro.
Prende in prestito le storie dal mondo, e poi gliele restituisce, sempre.
Con l'umile grandiosità di una parola eterna.
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giovedì 18 aprile 2013
domenica 27 novembre 2011
Pensieri in Ritardo
Scrittura contratta.
Me ne sto rendendo conto.
I miei periodi lunghi si sono infeltriti.
Sarà che mi sta entrando nelle vene il ritmo metropolitano.
I cambi di linea sotterranei ritmati dal tacchettio svelto di chi vive in ritardo non appena apre gli occhi.
Di chi vive il ritardo anche quando è in anticipo.
E allora anche i miei pensieri calpestano veloci le scale ed i lunghi corridoi del pensiero.
Corrono su nastri trasportatori chilometrici, che terminano bruschi lasciando d'un colpo i trasportati con l'onere di dover camminare che con le proprie gambe.
Dimezzando la velocità.
Creando ulteriore ritardo.
Inciampano e cadono rovinosamente quando sono privati inaspettatamente dei loro tapis roulant.
Ed io sono lì a raccoglierli.
O meglio, a raccoglierne i brandelli sconnessi.
Non c'è più tempo per articolare il pensiero.
Lampi improvvisi e fugaci. Ma densi. Intensi.
Li colgo. Li raccolgo, prima che sfuggano.
Li annoto.
Ma non riesco a distenderli sulla superficie della parola.
Li lancio. Schizzi di vernice fresca e già secca.
Li lancio. Dopo averli raccolti, li lancio. Qui.
lunedì 7 novembre 2011
Vulcano
Vitalità, intraprendenza, slancio.
Idee, dinamismo, apertura.
Ad ogni momento di nausea e di disgusto corrisponde una crescita.
Uno sviluppo. Una tensione verso l'alto.
L'ho sperimentato sulla mia pelle.
Dall'oggi al domani.
Ho sentito l'invasione di un disagio putrido e maleodorante irrompermi da dentro.
L'ho sentito pervadermi in ogni singola cellula del mio corpo.
Lo sto sentendo evaporare lentamente. Dissolversi nell'aria.
Sono impaziente. Scalpitante.
Le scarpe che indosso sono troppo strette.
Sono almeno un paio di numeri in meno di quelle che vorrei.
Ci sono stati momenti in cui ho pensato che mi avrebbero mandato in cancrena i piedi.
Momenti in cui ero convinta che mi avrebbero massacrato per la vita.
Momenti in cui avrei voluto strapparmele a morsi, ma sarebbe stato come addentare una lastra d'acciaio inossidabile: avrei sentito l'atroce stridio dei denti sulla superficie gelida e impenetrabile. Ed oltre al podologo avrei avuto bisogno anche di un bravo dentista.
Devo sbarazzarmi della "cendre latine" e della "poussière greque", caro Charles, e forse tu potrai capirmi.
Un potente aspirapolvere. Il migliore in commercio. S'il vous plaît.
Non sia mai che le rinneghi. Anzi, le rispetto.
Ma "cenere" e "polvere" non sono esattamente le parole chiave per il mio futuro.
Se dovessi usare una parola per la mia vita ora? Vulcano.
Tremblements de terre, ebollizione di pensieri, tentativi di controllo.
Esplosioni di rabbia e di idee en même temps.
Lava che cola sul mio corpo. Brucia. Ma mi fa sentire viva.
Amerò queste ustioni. Amerò quelle cicatrici.
Ho voglia di correre verso la meta. Ho voglia di trovare la mia strada. Le mie strade.
Sono molteplice. Sempre lo sono stata. Sono estrema e molteplice.
Temo che dal mio tutto non riesca a tirar fuori niente.
Temo. Ma so che non sarà così.
Perché fino ad ora, anche quando temevo il niente, tutto è arrivato.
Perché del niente non mi accontento.
Ed è proprio quando la crainte del niente si fa insostenibile, che riesco ad attingere al tutto.
Ed è proprio quando la crainte del niente si fa insostenibile, che riesco ad attingere al tutto.
Oggi ho pensato di "classificarmi".
Per ruspare in mezzo al tutto. Alla ricerca della razionalità e della logica che tanto amo.
Mi sono detta: "Quali sono le prime 3 parole che ti vengono in mente se pensi a te e a quello che vuoi?".
Senza pensarci. Le prime tre.
Scrivere.
Francia.
Make up.
C'est bizarre.
La terza poi, in rapporto alle altre due, sembra una chute de style senza pari.
Eppure lo so, troverò il modo di combinarle tutte e tre. Per farne il mio futuro.
(Beh di certo non scriverò un libro sulla Ville Lumière con l'eye liner, anche se sarebbe quantomeno originale.)
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mercoledì 26 ottobre 2011
Ceralacca
Nero su bianco.
Per vedere.
Per toccare.
Per credere.
Nero su bianco.
Non vola.
Non scappa.
Non muore.
La mia vita.
Nero su bianco.
La mia storia.
Nero su bianco.
Le comparse.
Nero su bianco.
Lo scenario.
Nero su bianco
Tutto nero su bianco.
Non può scapparmi la vita dalle mani. Se la scrivo.
Non può sfuggirmi fra le dita. Se la rileggo.
Scaffali di vita.
Ripiani impolverati. Ripiani roventi.
Ripiani usurati. Ripiani spenti.
Tomi di vita.
Da far leggere. Da raccontare. Da ricordare.
Vivo scrivendo. Scrivo vivendo.
A chi incrocia il mio cammino.
A chi lo percorre con me.
A chi se ne va, e a chi torna.
A me.
Epistolario.
giovedì 30 giugno 2011
QUINDICI ANNI E MEZZO
Terzo superiore. Quindici anni e mezzo. Esplode il mio amore per la scrittura.
- Cosa vuoi fare da grande?
- Voglio scrivere.
Esce il bando per una borsa di studio con la scuola Holden di Torino.
Quindici anni e mezzo.
La selezione prevedeva di rispondere alla domanda: "Perché ti piace scrivere?"
Ancora ricordo l'emozione, quando la lessi.
Ancora ricordo l'emozione, quando presi la penna in mano ed iniziai a rispondere.
Era la prima volta che mettevo nero su bianco il mio amore per la scrittura.
Ancora ricordo l'emozione, quando la lessi.
Ancora ricordo l'emozione, quando presi la penna in mano ed iniziai a rispondere.
Era la prima volta che mettevo nero su bianco il mio amore per la scrittura.
Era la prima volta che affrontavo direttamente il mio amore per la scrittura.
Era la prima volta che capii quanto fosse vero il mio amore per la scrittura.
Era la prima volta che anche qualcun altro se ne accorse. Mi presero.
Quasi dieci anni dopo, mi imbatto nei testi della Duras.
Mi conquistano. Mi catturano.
Mi conquistano. Mi catturano.
Sono sorprendentemente diretti, per non dire scarni.
Sono sorprendentemente nudi. Vivi. Veri.
La sento vicina. A me. Al mio modo di vedere il mondo.
Ovviamente la sento immensamente grande rispetto a me.
Ovviamente la sento immensamente grande rispetto a me.
Decido a scatola chiusa di renderla protagonista della mia Tesi di Laurea Magistrale.
Perché con dieci righe è riuscita ad emozionarmi.
Con la curiosità di un'ignorante inizio a cercare informazioni.
Trovo questa citazione, tratta da l'Amante.
"Quindici anni e mezzo [...]voglio scrivere.
L'ho già detto a mia madre:
la cosa che voglio è questa, scrivere."
M. Duras
Mi scende una lacrima.
Non riesco a trattenerla.
Non voglio trattenerla.
Ho deciso di scoprire quest'autrice e compiere un percorso accanto a lei, su di lei. Dieci righe mi sono bastate.
E oggi la commozione che mi ha trasmesso con queste poche parole, è stata la grande conferma che aspettavo.
domenica 10 aprile 2011
SPALANCARE LA FINESTRA AL MONDO O FARSI SPIARE TRA LE TENDE?
Quello che intendo scrivere stasera è un po' diverso dal resto dei post pubblicati in questo spazio.
Non farò voli introspettivi nel disperato tentativo di capire l'infinita complessità della mia mente e del mio cuore.
Non correrò con le dita sulla tastiera per sfogare "malesseri speciali" (tanto per dirla con Franco Battiato)
Non esprimerò inquietudine per l'essere giovani nel 2011.
Ho deciso di parlare della scrittura, la mia scrittura; in particolare ho deciso di avventurarmi in riflessioni che hanno per soggetto proprio questo blog. Riflessioni che da tempo sono latenti e che ho evitato accuratamente fino ad ora.
Qualche giorno fa ho partecipato alla conferenza "Quelques stratégies de travail dans le web 2.0" (http://www.dailynterpreter.com/archives/2299) tenuta da Natacha Niemants. Per un'amante della traduzione e della scrittura come me, con forte interesse per l'ambito del marketing, è stato un incontro, oltre che utile e stimolante, davvero rivelatore.
Sono uscita dalla "Sala delle adunanze" dell'Università degli Studi di Perugia con sguardo sognante, occhi lucidi e battito accelerato. Camminavo per le strade della città con un entusiasmo straripante, un sorriso stampato in faccia e la certezza che credere veramente nei propri sogni è il primo passo per concretizzarli.
Per farla breve, ho respirato una boccata d'ottimismo che ha spazzato via i pensieri negativi allontanando la convinzione che "tanto non riuscirò mai a diventare una traduttrice".
Tralasciando la straordinarietà di questa persona, del suo mestiere e della conferenza, il tipo di riflessione di cui voglio parlare ora riguarda tutt'altro argomento.
Natacha Niemants ha sottolineato quanto sia fondamentale la condivisione in un mondo come il web. Più volte mentre lei parlava ho rivolto il pensiero a questo spazio.
Nel momento in cui questo blog è nato, stavo attraversando un periodo molto particolare e difficile. Ero alla ricerca di punti d'appoggio cui aggrapparmi per risalire dal fondo con caparbietà e determinazione, come sono solita fare del resto. La scrittura è stata da sempre un mezzo fondamentale per esprimermi, una crema lenitiva per qualsiasi ferita, l'unico specchio in grado di riflettere fedelmente ed autenticamente le mie variazioni di tono interiori. Per questo ho deciso di registrare ogni stato d'animo ed ogni cambiamento che andavo ad attraversare. Per capirmi. Per darmi delle indicazioni. Per aiutarmi con consigli più oggettivi, come se stessi ascoltando i malesseri di qualcun altro.
Non nascondo, d'altra parte, che quando leggo il prodotto della mia scrittura, provo una punta d'orgoglio nel riscontrare che sfoghi del tutto personali e improvvisati abbiano anche un aspetto gradevole alla lettura.
Più volte ho pensato: " E se quello che scrivo potesse essere utile per qualcuno che si identifica nei vari momenti vissuti da me? E se avessi un pubblico con l'interesse e la voglia di leggermi?"
Da una parte ho sempre avuto voglia d'esser letta, dall'altra ho sempre avuto il timore che questo potesse influire sulla spontaneità di quello che scrivo.
Ho sempre voluto che questo blog fosse uno spazio personale in cui abbandonare ogni inibizione a totale vantaggio della mia libertà. Temo che se sapessi che fosse letto da persone che conosco diventerei politically correct e magari inizierei a mitigare i miei sentimenti finendo per ovattarli, farei delle leggere virate su alcuni temi piuttosto che altri nel timore di mettermi troppo a nudo di fronte a chi mi conosce sotto varie vesti, tranne quella più intima e profonda.
Per queste ragioni ho sempre optato per lasciare questo spazio aperto senza pubblicizzarlo, nel tentativo di raggiungere un compromesso tra notorietà e privacy. Mi piace immaginare che qualche sconosciuto finisca sul mio blog per caso, magari mentre su un motore di ricerca spera di trovare la soluzione ad un problema simile a quelli di cui ho parlato qui. Fino ad ora però non ho mai avuto il coraggio di pubblicizzarmi, o piuttosto di avere utenti intenzionali e da me conosciuti.
La conferenza di Natacha Niemants mi ha fatto però riflettere molto. Benché il suo non sia uno spazio totalmente incentrato sulla sfera privata come il mio, il fatto che lei sia così ben disposta a condividere le sue esperienze, i suoi progetti e le sue conoscenze ha innescato in me una serie di pensieri; forse qualcuno può provare sollievo nel leggere quello che scrivo, forse può essere un semplice passatempo, forse la soluzione a piccoli problemi di ordinaria amministrazione, forse se lo leggesse qualcuno che mi conosce solo in veste "pubblica" può capire meglio molte cose di me, forse potrei ricevere critiche costruttive.
Potrei continuare con i forse, ma in realtà mi sto cominciando ad annoiare di registrarli.
Essendo questo un contenitore di riflessioni, non sono naturalmente giunta alla soluzione del mio dubbio, anzi, proprio per questo mi è venuto spontaneo scriverlo qui. Per trovarvi una risposta. Continuerò a meditare in questi giorni. Sceglierò tra la penombra e l'ingresso ufficiale nel web. Ad ogni modo non rinuncerò mai alla totale spontaneità di questo rifugio.
Ah. Per i miei lettori casuali e sconosciuti che avvistano il mio profilo nella penombra e si chiedono "Ma chi è questa Natacha Niemants?" La risposta è qui, http://www.dailynterpreter.com/ nel suo sito.
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giovedì 8 luglio 2010
SCRIVERE IL MONDO
Fino ad ora non mi è mai capitato di spendere qualche riga in questo spazio per parlare del mio percorso di studi, delle mie inclinazioni e delle prospettive future in campo professionale. Forse perché la fase che stavo attraversando nel momento in cui ho sentito l'esigenza di creare un blog, mi vedeva incastrata e strattonata in vicende sentimentali tormentate che occultavano ogni altro pensiero ed interesse.
E' per questa ragione che, recuperata la lucidità e la serenità, ho avvertito la necessità di parlare di due argomenti, tra loro strettamente connessi, che dominano la mia formazione e che con molta probabilità, se saprò coltivarli nel modo giusto, saranno materia prima del mio futuro.
Fin dai primi anni di scuola, quando i diari erano ancora segreti e non di dominio pubblico, adoravo il momento in cui giravo una piccola chiave all'interno del lucchetto dorato che proteggeva dei pensieri quotidiani annotati con una grafia meticolosamente elementare. Assaporavo già da quell'istante il piacere di parlare di me, con me, nel modo più aperto e sincero possibile, come non avrei potuto fare con nessun altro. Era un modo per imparare a conoscermi, per esplorare la varietà infinita di emozioni che ero in grado di provare, per comprendere quali fossero i miei limiti di sopportazione, di delusione, di gioia o di euforia.
Ma tutto questo, è chiaro, l'ho capito solo qualche anno dopo; nell'età dell'innocenza, non sapevo giustificare il fatto che mi piacesse scrivere. Lo facevo e basta, allo stesso modo in cui si gioca con le bambole, con l'ingenuità e la freschezza dei bambini, che si domandano di tutto (dal perché le stelle non si possano toccare con un dito al perché il fuoco brucia) ma non hanno ancora sperimentato l'introspezione.
Ad oggi, il mezzo di comunicazione attraverso il quale rendo pienamente giustizia all'espressione dei miei pensieri, è ancora la scrittura.
Ma come ho detto precedentemente, ci sono due cose di cui intendo parlare, e per introdurre il secondo argomento devo raccontare qualcosa riguardo la mia passione per le lingue. Eh sì, perché "scrivere" racchiude in sé un mondo infinito, "scrivere", puoi farlo nelle innumerevoli lingue e dialetti parlati nel mondo, un'infinità poliedrica di espressioni che si sovrappongono e si oppongono, creando un mosaico sorprendente che affascina quanto l'esplorazione dell'universo o dei fondali marini. Così ti stupisci quando scopri che magari una lingua è più adatta di un'altra in rapporto allo stato d'animo del momento e per questo vorresti conoscerle tutte, perché come infinite sono le sensazioni che si provano nel corso della vita così sono infinite le lingue che potrebbero combaciare perfettamente con il battito del tuo cuore.
Da queste riflessioni inizia il mio interesse per i testi. Testi come "esseri viventi", testi come materia di studio e di analisi. Testi scritti in lingua straniera. Testi da tradurre.
La traduzione è l'altro argomento che intendevo trattare. E' per me una questione molto delicata, strettamente connessa alla scrittura. E' un progetto ambizioso voler diventare traduttori. Tante volte mi sono ritrovata a pensare: "Se qualcuno prendesse i miei pensieri, scritti nella mia lingua e li trasferisse in un'altra, inevitabilmente cambierebbero espressioni e parole, sarebbe un nuovo testo, non sarebbe più il mio e non renderebbe le mie idee nella loro totalità". Probabilmente il traduttore perfetto non esisterà mai, ma è un mestiere che permette di portare alla luce tesori nascosti di inestimabile valore, come può fare un archeologo di fronte ad imponenti rovine del passato. Perché se non fossero esistiti i traduttori, Notre-Dame de Paris per gli italiani sarebbe stato come un anfiteatro romano coperto dal cemento e dall'asfalto.
Le scelte universitarie verso le quali mi sono orientata mi hanno introdotta nel mondo della traduzione. Sono appena all'inizio e so che la strada è dura. Con una sorta di pudore e timore quando ho davanti un testo da tradurre indosso i guanti e lo sollevo con la punta delle dita. Mi sembra quasi di oltraggiare il suo autore quando ci lavoro, soprattutto perché quando si è all'inizio di errori se ne fanno tanti ed anche grossolani. Ma con l'umiltà di chi è alle prime armi cerco di carpire il meglio dagli insegnamenti delle persone più competenti di me e da qualche tempo quando ho un libro tra le mani scopro con piacere ed interesse quelle pagine che vanno sotto il nome di "Nota del Traduttore", e che fino a qualche anno fa ignoravo del tutto per tuffarmi direttamente nella storia che il libro aveva da raccontarmi, senza pensare che se una storia c'era ed io ero in grado di leggerla, dovevo ringraziare colui (o colei) che l'aveva resa accessibile anche a me che non conoscevo la lingua dell'Autore.
Ecco dunque un altro piccolo frammento di me. L'ambizione di scrivere. Scrivere per il mondo. Scrivere il mondo.
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giovedì 4 febbraio 2010
STRALCI DI FANTASIA
Ho bisogno di cambiamenti.
Di nuove prospettive. Di nuovi orizzonti.
Ho voglia di ritornare sul campo di battaglia, di mettermi in gioco e di sfruttare le mie potenzialità.
La scrittura prima di tutto.
La definisco "l'unico efficace canale di comunicazione con me stessa" e per molto tempo è stata l'unica funzione a cui l'ho relegata.
E se ne facessi un canale di comunicazione efficace non solo con me stessa ma anche col mondo?
Penso di aver parlato abbastanza con Melissa.
La conosco fin troppo bene.
Scrivere di lei, con lei e per lei è stato il modo migliore per guardarla dentro.
Ma ora è arrivato il momento di far fruttare questa profonda conoscenza di me stessa per parlare con gli altri.
Sento questa necessità crescere dentro di me ed essere vicina alla maturazione.
Un piccolo ruscello che diventa torrente, e stanco degli argini che lo imprigionano è in procinto di straripare.
Stralci di fantasia.
Fluttuano nella mente e si incamminano nell’infinità del mondo.
Inarrestabili e instancabili assorbono frammenti di esperienze.
In attesa di un loro ritorno immagino il modo migliore per dar loro voce.
Forse non torneranno.
Forse sono io che li devo rincorrere.
Fluttuare con loro e abbandonarmi a quell’infinità senza opporre resistenza.
E nella loro immensità mi voglio perdere.
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