mercoledì 24 agosto 2011

Ipersensibilità e Insensibilità

Siamo complicate, è vero. Ed è il motivo per cui siamo ipersensibili nei confronti dell'universo che ci circonda.
Il sesto senso femminile è proprio questo.
Un grande strumento ma anche un grande fardello.
Diamo per scontato che la nostra sensibilità ce l'abbiano anche le persone che ci sono accanto. Invece ci scontriamo con comportamenti che urtano le nostre necessità, che stridono e si rivelano inopportuni, che ci dimostrano con quanta incuria e disattenzione i nostri sentimenti e stati d'animo siano manovrati.

Oggi ho capito, o meglio, mi è tornato in mente, che in realtà siamo tutti soli. Con i nostri problemi, con i nostri progetti, con la nostra vita. Le persone che si incontrano possono essere più o meno importanti, diciamo anche fondamentali, ma sono tutte di passaggio. Per questo, non bisogna mai smettere di investire su se stessi; nelle difficoltà, quando ci troviamo a percorrere le strade dissestate del nostro cammino, nessuno potrà mai capire il nostro disagio quanto noi stessi. Nessuno potrà aiutarci come noi stessi. Nessuno vorrà farlo al posto nostro.

E soprattutto può accadere di ritrovarci soli e spaventarci. Perché non eravamo preparati, perché non ce lo saremmo mai aspettato. Eppure, in quel momento, anche fosse un quarto d'ora nero, nessuno ci tende la mano. E allora, volenti o nolenti, anche se siamo a terra, facciamo forza sulle mani e ci rialziamo, con le escoriazioni sul palmo e i segni dell'asfalto ancora fresco. Nessuno ci disinfetterà.

Amerò me stessa, per sempre.
Conterò su me stessa, per sempre.
Sarò con me stessa, per sempre.

lunedì 22 agosto 2011

FORTEZZA SOTTO ASSEDIO

Da qualche giorno mi sento più vulnerabile.
Ai sentimenti intendo.
Se è vero che da tempo ho preso coscienza del fatto di essermi di nuovo innamorata, dall'altra, la mia parte razionale ha sempre inibito i pensieri più teneri, l'abbandono mentale e totale ai sentimenti. Insomma, innamorata sì, ma con la corazza. Ho tenuto a freno il mio istinto di tenerezza, ho anteposto me stessa al resto del mondo, ho spazzato via il sentimentalismo provandone quasi disgusto. Mi sono ripromessa di non commettere gli stessi errori del passato. L'ho fatto con convinzione, certa di non dovermi esporre troppo, non con gli altri, ma con me stessa. Di non dovermi esporre troppo nei momenti introspettivi. Ripetendomi che sì, è vero, sto con una persona, ma prima di tutto sto bene da sola. 
Sono fiera del mio percorso. Perché ora vivo il rapporto di coppia seguendo un'impostazione completamente diversa rispetto al precedente, e dunque lo percepisco sempre come nuovo.

Eppure la mia vera natura ora sta riemergendo. Mi lancia segnali sempre più decisi. Perché anche se il mondo mi vede come una Valchiria, in realtà il coraggio e la forza in battaglia, nascondono anche un latente desiderio di trovare tranquillità, affetto e sicurezze. Mi attira il focolare, mi sciolgo in un abbraccio, e ho bisogno di sentire che l'altro c'è, è presente e non mi abbandonerà. Nel mio vagare ho bisogno di punti fissi. Come ogni donna, per quanto sia reticente a confessarlo, la presenza di un uomo che mi dimostri il suo amore è il più efficace fra i lenitivi per le mie inquietudini.
Sto prendendo coscienza di questo mio nuovo cambiamento. Lo percepisco nei momenti in cui i miei pensieri vagano liberi ed incensurati. 

Ed ho paura. 
Perché ormai lo so bene, quando i muri della fortezza crollano, l'offensiva sarà devastante. 
E ad ogni torre di guardia rasa al suolo, corrisponde una pugnalata al cuore.

domenica 24 luglio 2011

QUATTRO GIORNI

Quattro giorni.
Quattro giorni che non esco di casa.
Quattro giorni che vegeto.
Quattro giorni che qualsiasi cosa mi venga in mente non riesco a trovare la voglia di farla.
Quattro giorni che non voglio alzarmi.
Quattro giorni che aspetto con trepidazione l'ora di andare a dormire.
Quattro giorni.

Il mio malumore dilaga inquinando ogni piega della mia esistenza.
E la cosa che più mi infastidisce è la totale assenza di giustificazioni per questo stato d'animo ignobile.

Quattro giorni fa ho chiuso con successo il mio anno accademico
Quattro giorni fa ho traslocato e sono ritornata nella mia città. 

Con la prospettiva lucente ed invitante di un semestre a Parigi, qualcosa che ho sempre sognato. Sempre. Davvero.
Con una persona accanto che sì, è presente e ci tiene a me, ma lo fa con discrezione, lasciandomi la libertà di volare alto per inseguire le mie ambizioni. Il tipo di rapporto di cui avevo bisogno.

Eppure sento un accordo stonato che stride costantemente con la sinfonia armonica del mio incedere, procedere, e a volte semplicemente cedere, in questo mondo a volte glorioso e a volte infame.

Penso che forse potrei uscire. Ma il solo pensiero mi dà la nausea. Per andare dove? A fare cosa? E perché?
Penso che forse potrei cercare qualcuno. Ma chi? Scorro i volti dei miei amici e conoscenti e, che non me ne vogliano, ma mi danno la nausea anche loro. Semplicemente perché non ho voglia di vedere nessuno, né di comunicare. Per dire cosa? Per affrontare i soliti discorsi? 
Ogni rapporto interpersonale ha un percorso di argomenti che ad ogni uscita tende a reiterarsi. Sempre il solito. Sempre quelle piccole e grandi banalità a cui si finge di essere interessati e sorpresi. Ma che in realtà sono sempre le stesse da anni. Ogni fine settimana. In ogni bar o via del centro.

E allora so che con qualcuno si parla degli studi, con altri dei progetti futuri, con altri dei nuovi fidanzati, e con altri ancora dei vecchi. Con alcuni ti senti in famiglia, con altri inadeguato, con altri ancora annoiato. Alla fine sfoggi sempre quel sorriso con cui annuisci e fai finta di stare a sentire, mentre dentro di te partono voli pindarici su dove vorresti essere davvero e con chi. Probabilmente luoghi e persone immaginarie, quegli image-schema che ti si formano in testa ma che non trovano riscontro nella realtà.

Penso che dovrei stare attenta col cibo. E per contro, mangio con sregolatezza.
Penso che potrei fare un po' d'attività fisica, magari una pedalata con la cyclette o una corsetta. E passo 12 ore al giorno davanti al computer.
Penso che potrei vedere un film. O ascoltare della musica. Ci provo e sento solo un gran frastuono che infastidisce il mio udito.
Penso che potrei rimettermi a sfogliare i libri di tedesco del liceo, perché no, l'ho sempre detto che mi sarebbe piaciuto, se solo avessi avuto tempo. Ma i libri sono nello scaffale. Impolverati come il tempo che adesso ho e non sfrutto. E ci sono rimasti.

Sono profondamente disturbata da questo atteggiamento. Vedessi qualcuno comportarsi così, nella mia condizione, direi che è una vergogna. E mi vergogno. Perché questo modo di (non) affrontare la vita è assolutamente opposto al mio carattere, al mio entusiasmo e alla mia voglia di assaporare ogni giorno nella sua pienezza.

lunedì 11 luglio 2011

NUOVI ORIZZONTI

Sono fermamente convinta che nel tracciare i propri percorsi di vita e nell'incentivare imprese piccole e grandi un ruolo fondamentale sia rivestito dalle persone che intrecciano le nostre traiettorie.


A volte mi sento scoraggiata, mi capita di farmela letteralmente sotto pensando a quanto sia incerto il mio futuro e alla possibilità che l'immensa energia che sento dentro possa esplodere oscuramente come quei fuochi d'artificio sparati male.



Eppure oggi mi sento serena.
L'incontro con la mia professoressa di francese è stato lenitivo per le mie inquietudini. L'approccio positivo e intraprendente nei confronti delle attività che svolge, la passione pressoché palpabile per la sua disciplina (o meglio, per il suo universo culturale ed intellettuale), le relazioni umane che ha intessuto con me e con l'intera classe, sono per me linfa vitale. Per i miei sogni, per i miei progetti, per i miei lavori.

Un progetto interessantissimo per la mia Tesi di Laurea Magistrale sta prendendo forma, ed io sono felice. Perché ho fissato un'altra meta. E si prospetta un percorso ricco, stimolante ed incredibilmente affascinante.

Di solito i ringraziamenti si mettono alla fine.
In questo caso preferisco collocarli all'inizio, anzi, ai primordi di quello che sarà in futuro il prodotto scritto.

giovedì 30 giugno 2011

QUINDICI ANNI E MEZZO

Terzo superiore. Quindici anni e mezzo. Esplode il mio amore per la scrittura.
- Cosa vuoi fare da grande?
- Voglio scrivere.

Esce il bando per una borsa di studio con la scuola Holden di Torino.
Quindici anni e mezzo.
La selezione prevedeva di rispondere alla domanda: "Perché ti piace scrivere?"
Ancora ricordo l'emozione, quando la lessi.
Ancora ricordo l'emozione, quando presi la penna in mano ed iniziai a rispondere.
Era la prima volta che mettevo nero su bianco il mio amore per la scrittura.
Era la prima volta che affrontavo direttamente il mio amore per la scrittura.
Era la prima volta che capii quanto fosse vero il mio amore per la scrittura.
Era la prima volta che anche qualcun altro se ne accorse. Mi presero.

Quasi dieci anni dopo, mi imbatto nei testi della Duras.
Mi conquistano. Mi catturano. 
Sono sorprendentemente diretti, per non dire scarni.
Sono sorprendentemente nudi. Vivi. Veri.
La sento vicina. A me. Al mio modo di vedere il mondo.
Ovviamente la sento immensamente grande rispetto a me.
Decido a scatola chiusa di renderla protagonista della mia Tesi di Laurea Magistrale.
Perché con dieci righe è riuscita ad emozionarmi.

Con la curiosità di un'ignorante inizio a cercare informazioni.
Trovo questa citazione, tratta da l'Amante.

"Quindici anni e mezzo [...]voglio scrivere. 
L'ho già detto a mia madre: 
la cosa che voglio è questa, scrivere." 
M. Duras

Mi scende una lacrima.
Non riesco a trattenerla.
Non voglio trattenerla.

Ho deciso di scoprire quest'autrice e compiere un percorso accanto a lei, su di lei. Dieci righe mi sono bastate.
E oggi la commozione che mi ha trasmesso con queste poche parole, è stata la grande conferma che aspettavo.

venerdì 24 giugno 2011

La mediocrità (e non aurea mediocritas)

In un periodo come quello che sto vivendo, costantemente sotto pressione, scossa e sfiorata da infiniti impulsi nei diversi campi della mia vita, mi ritrovo trasportata dagli eventi, podista mio malgrado in una corsa che procede fra ostacoli e scambi di testimone.

Secondi, minuti, ore, giorni, settimane, scorrono rapidi sotto i miei piedi stanchi e ambiziosi.

Una delle cose che ho sempre temuto di più nella vita è "stare nel mezzo". La mediocrità non fa per me. L'ho sempre vista come qualcosa di frustrante, uno sconveniente compromesso da mandar giù. Vale anche per le persone che ho intorno. Non mi piace frequentare persone "mediocri". Cerco sempre amicizie "eccellenti". A leggerla così, posso dare l'impressione di essere una ragazzina snob viziata, in realtà quello di cui parlo, e che ho sempre cercato di fuggire, è la mediocrità intellettuale. Mi piacciono le persone brillanti. Sono attirata da personalità lucenti. Amo l'intraprendenza, la voglia di sacrificarsi, la voglia di raggiungere i propri obiettivi, la determinazione e soprattutto l'intelligenza nel saper fare tutto questo. 
D'altra parte sono sempre stata infastidita da chi vuole a tutti i costi dimostrare di sapere tutto e di saper fare tutto. Odio le persone che si sentono "già arrivate", perché sono fermamente convinta che l'eccellenza si raggiunga con l'umiltà. Non mi piace sentirmi dire "brava" perché ho cercato con prepotenza di farmelo dire, mi piace sentirmelo dire dopo aver fatto un buon lavoro ascoltando gli insegnamenti di chi ne sa più di me.
Per questo quando sto con persone che non conosco preferisco ascoltare piuttosto che prendere in mano le redini della conversazione per elencare le mie doti. Credo nel lavoro sodo, più che nelle parole molli.

Questa era la prima riflessione che mi sentivo di fare, alla luce dei tanti "ciarlatani del sapere"che si autoproclamano tuttologi del genere umano e con cui purtroppo mi ritrovo a relazionarmi.
Ne avrei altre, ma proprio perché devo lavorare sodo, devo rimandare la scrittura ad un altro momento. Le appunto nell'agenda dei miei pensieri, e quanto prima le registrerò in questo diario di stati d'animo.

martedì 7 giugno 2011

PLEASE CHARGE ME

Arrivano i primi segni di cedimento.
Sto perdendo l'equilibrio della concentrazione.
Ho finito il fiato proprio nel momento dello sprint finale.
Come un podista principiante.
Sono invasa da una stanchezza fisica e mentale.
Ho trascorso notti sommersa da fogli e dizionari per passione,
Ho nutrito questa passione con la mia energia
Non ne ho preservata nemmeno un po' per me.
Ho dato tutto.
Anche la mia ansia.
Mi sono intestardita, emozionata, sfiancata. Mai arresa.

Adesso sono esausta.
Ho dato tutto.
Tanto dovrei dare ancora.
Ma non ho più niente.
Vorrei dare di più.
Se solo mi fosse rimasto qualcosa.