Commovente.
Come le strade sterrate e macchiate di sole e di ombre preservino emozioni e sensazioni di una vita intera.
Come l'odore immutato dell'erba tagliata o il rosso dei papaveri che coraggiosi sbucano nei campi di grano proteggano, fin da quand'ero bambina, le inquietudini e le riflessioni più intime.
Rispettosi custodi del mio vivere altalenante.
Testimoni fedeli delle prime cadute in bicicletta.
Delle prime ferite d'amore.
Di quelle più adulte e feroci.
Delle speranze sfumate nell'impotenza e sfociate nella rabbia.
Lo spazio della riflessione, è il passeggiare con se stessi nella campagna di sempre.
Solcare da anni le stesse strade, eppure trovarle sempre nuove.
Perché sempre nuova è l'inquietudine che ci ha spinto a percorrerle.
Trovarle sempre nuove, eppure sentirsi protetti dal più familiare degli abbracci:
Quello della natura che ci ha visti crescere.
Correre, arrancare, stancarci, gridare, piangere, soffocare.
E rinascere ogni volta, in primavera.
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domenica 19 maggio 2013
venerdì 16 settembre 2011
ENTUSIASMO INQUIETO A PARIGI
Parigi.
Prima della partenza era il nome di una grande capitale.
All'aeroporto era una destinazione.
Ora sono strade, negozi, persone, edifici.
Realtà, vita quotidiana.
Una settimana.
Per vedere i fulcri del turismo.
Per districarmi tra i diversi uffici.
Per capire che effettivamente ora è qui che vivo.
Ed ora, dopo una settimana, è arrivato il momento giusto per scrivere qui.
Potrei elencare una babele di stati d'animo che in me si incontrano e si scontrano.
Dalla gioia incontenibile nel passeggiare per le stradine di Montmartre, fino al respiro mozzato nell'istante in cui mi sono trovata sotto la Tour Eiffel.
Dal senso di spaesamento ed anche di inettitudine nel constatare che sono una studentessa di lingue, studio il francese con risultati eccellenti da più di dieci anni, ma la lingua parlata non si impara sui libri, e qui sono una principiante che manca totalmente di fluidità, fino allo scoraggiamento nello scoprire che le Università invece di aiutare gli studenti li ostacolano in ogni modo, dalla burocrazia alla logistica.
Eppure, anche se potrei parlare nei dettagli di tutto questo, sento il bisogno di parlare di me stessa, dell'influenza che questa esperienza sta avendo dentro di me, più che dell'esperienza in sé.
Appena arrivata ho avuto la sensazione di riprendere in mano la mia vita, di ritrovare me stessa, di vivere per me. Quei grandi respiri a pieni polmoni che ti fanno sentire libera, autonoma, intraprendente, indipendente.
Mi sono sentita leggera, ecco. Come se mi fossi disfatta di tutte le mie inquietudini durante il volo. Come se progressivamente avessi lasciato la presa che mi legava a tutto quello che mi provocava malessere.
Questo entusiasmo purtroppo oggi è svanito. Così d'improvviso.
Dal punto di vista professionale.
Ho paura, di nuovo, di non riuscire ad arrivare dove voglio, e in alcuni momenti temo di non sapere nemmeno con troppa certezza dove voglio arrivare. Temo di aver sbagliato i percorsi per raggiungere i miei obiettivi, temo di aver perso tempo ed energie focalizzandomi su bersagli sfocati ed effimeri.
Dal punto di vista sentimentale.
Sento un gran bisogno di essere amata. Temo che l'indipendenza e l'intraprendenza finiranno per rendermi una persona fredda e sola. Ed invece avrei bisogno d'un giusto compromesso. Di qualcuno che mi sostenga nei miei progetti, ma che abbia la capacità e il desiderio di starmi accanto. Ho bisogno di costruire. Non solo dal punto di vista professionale, ma anche e soprattutto dal punto di vista sentimentale. Non vorrei che uno sconosciuto entrasse nella mia vita, conoscesse i lati più fragili di me e poi sparisse. Ho bisogno di complicità, di stare insieme sul serio, di condividere e di farsi forza reciprocamente, per creare un futuro insieme. Temo di non riuscire in tutto questo. Temo di essere troppo complicata perché qualcuno possa leggermi fino nelle vene, temo che se qualcuno fosse davvero in grado di farlo scapperebbe lontano da me, perché dietro i miei sorrisi ed il mio brio, si nasconde anche una persona profonda che può risultare forse poco interessante o addirittura noiosa.
Non so come tornerò dopo cinque mesi qui. Spero più consapevole. Spero con qualche soluzione in più per queste mie preoccupazioni. Spero. Oggi non posso far altro che sperare. Disincantata e impaurita.
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sabato 1 gennaio 2011
TORPORE DI CAPODANNO TRA DUBBI E PALPITI
Come tutte le tradizioni che si rispettino, anche la sensazione di stordimento e torpore del primo giorno dell'anno non ha tardato a manifestarsi. Strano che sia proprio il Capodanno ad essere fra i 365 giorni, il meno rimarchevole e forse il più sgradevole. Appesantiti dal sovraccarico di calorie delle feste, sfiancati dalle poche ore di sonno della notte, ci si alza a ora di pranzo senza sapere se scaldare il latte o mangiare le lenticchie avanzate dalla sera prima (perché si sa, il cenone di San Silvestro è composto da una sfilata roboante di portate, ma quando si arriva alle lenticchie - rigorosamente da mangiare dopo la mezzanotte perché portano soldi per il nuovo anno - il pentolone d'acciaio fatica a far calare il suo contenuto, e tutti i commensali si limitano a prenderne "solo un cucchiaio"). La lotta tra il farsi cullare dalla poltrona e la timida voglia di attivarsi ed organizzare una qualsiasi attività per la giornata persiste fino a sera, e senza manco il bisogno di dirlo, la poltrona vince sempre, ogni 1° gennaio.
Complice forse questo fisiologico stato di malessere, aggiunto a svariati dolori e agli inevitabili pensieri alternati tra bilanci e propositi per l'anno che viene, sto vivendo questo giorno in modo del tutto insignificante, con l'aggiunta di un pizzico di insoddisfazione del quale non riesco a cogliere l'origine.
Non sono completamente serena, ho paura di essere giudicata, ho paura di ingerenze che possano influire sullo scorrere della mia esistenza, ho paura di dover dare spiegazioni. Ho paura non so bene di cosa. Ma già il fatto d'aver paura non mi piace affatto.
Sto vivendo momenti sereni. Sto assistendo in diretta alla nascita di un sentimento che mi ha stupita e lasciata incredula. Sono felice di quello che sto vivendo. Forse per questo ho paura, e come la chioccia con i suoi pulcini, vivo costantemente in allerta, cercando di nascondere e occultare quanto di bello mi sta accadendo, per paura che qualcuno possa distruggerlo, portarlo via ancor prima d'avere l'opportunità di evolversi in qualcosa di più grande.
Tenendo questo atteggiamento mi sembra quasi di tradire coloro con cui non condivido la mia novità, eppure non riesco a confidarmi. Forse perché sono stata io la prima ad essere colta di sorpresa, penso che gli altri non possano capirmi.
Eppure non c'è niente di male, lo so bene, a 22 anni (quasi 23), dopo un intero anno trascorso a fuggire da ogni potenziale fonte d'amore, nel sentire di nuovo il cuore battere forte accanto ad una persona, nell'emozionarsi per le cose piccole e grandi che si condividono insieme. Non è altro che la dimostrazione palese della mia vitalità, che si era spenta per uno spicchio della mia esistenza.
Forse il fatto d'aver vissuto una storia impegnativa di quasi quattro anni mi aveva resa come una donna sposata da tempo, che provava amore, è vero, ma aveva dimenticato l'innamoramento ed i suoi brividi.
Forse il fatto di ricominciare a provare questa sensazione vecchia eppure nuova mi rende gelosa di essa e mi porta a non palesarla.
Forse è che lui mi sta coinvolgendo mentalmente, con la sua intelligenza brillante, quella che mi sa tener testa, ed il suo amore per la cultura, la stessa che amo io.
Forse è che siamo così diversi, per non dire opposti in tante cose... Ma è un'opposizione così cerebrale, così piena di wit, che temo il mondo non possa capire cosa io trovi in lui e cosa lui trovi in me. E pure noi c'abbiamo messo un po' per capirlo, ma ora che l'anagramma è stato risolto (e qui i Baustelle calzano alla perfezione) è diventato tutto banalmente palese... È che abbiamo delle intelligenze molto simili, che magari sfruttiamo in campi e per scopi diversi, ma che quando si incontrano fanno faville.
Con un pizzico di presunzione ed un sorriso un po' supponente ci capita di dire che la nostra unione ci eleva a tal punto da creare un "baratro intellettivo" col resto del mondo. Ci sentiamo dei geni incompresi. O meglio, dei geni che si comprendono tra loro. Ed è stato quasi surreale trovarsi e vedersi sotto una luce diversa così d'improvviso, pur conoscendoci da tempo. È come se persi in una folla al buio avessimo camminato sul palco di un teatro scontrandoci innumerevoli volte senza farci caso. Poi un giorno il tecnico delle luci, che potrei definire un moderno cupido, ha deciso di spararci addosso tutto il bagliore che aveva in mano, semplicemente per metterci a conoscenza che forse quello che andavamo cercando ce l'avevamo sotto il naso, bastava solo alzare lo sguardo e cogliere dei segni.
Lentamente, durante questa scrittura, l'insoddisfazione si è andata placando, ed ora di nuovo, come quando sono in sua compagnia, non penso più agli altri, ma a noi.
Non posso sapere come andrà a finire, non voglio saperlo del resto. Non si può mai sapere. Non si deve mai sapere. Per ora posso dire che se qualche dubbio l'avevo, ora scrivendo sono riuscita a metterlo a tacere. Di nuovo, è tornata la voglia di vivere come un prezioso dono quello che giorno per giorno potrà darmi questo nuovo capitolo della mia vita, questa nuova persona che ha incrociato il mio cammino. Sono pronta per avventurarmi negli infiniti e sconosciuti spazi del mondo e dei sentimenti.
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